DECRETO-LEGGE 1 aprile 2021, n. 44 | “Obbligo vaccinale” Art. 5, ti diranno che sei “soggetto incapace”?

Lo scorso 31 Marzo è stato prodotto dal Governo Draghi il nuovo Decreto Legge n. 44 con pubblicazione in Gazzetta ufficiale in data 1 Aprile 2021 che va ad introdurre delle modifiche alla precedente Legge del 29 gennaio 2021, n. 6  entrata in vigore del provvedimento: 31/01/2021.
Punti salienti e sotto le quienquies  (a,b,c,d, e)  rispetto alle Leggi precedenti:

Art. 4 – Disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da SARS-CoV-2 mediante previsione di obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario.
Punto 1. In considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2…al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attivita’ nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2. La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati.

Punto 2. Paragrafo piccolo sulle eccezioni in caso di accertato pericolo per la salute, condizioni cliniche che devono essere documentate.

Punto 3. e 4. si descrivono le modalità di comunicazione (entro 5 giorni) tra gli ordini professionali territoriali che devono indicare gli elenchi degli iscritti vaccinati con loro residenza alla Regione di appartenenza e segnalazione immediata dei non vaccinati alla Azienda sanitaria locale.

Punto 5. “Ricevuta la segnalazione di cui al comma 4, l’azienda sanitaria locale di residenza invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione, l’omissione o il differimento della stessa ai sensi del comma 2, ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale di cui al comma 1. In caso di mancata presentazione della documentazione di cui al primo periodo, l’azienda sanitaria locale, successivamente alla scadenza del predetto termine di cinque giorni, senza ritardo, invita formalmente l’interessato a sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2, indicando le modalita’ e i termini entro i quali adempiere all’obbligo di cui al comma 1. In caso di presentazione di documentazione attestante la richiesta di vaccinazione, l’azienda sanitaria locale invita l’interessato a trasmettere immediatamente e comunque non oltre tre giorni dalla somministrazione, la certificazione attestante l’adempimento all’obbligo vaccinale.”

Punto 6. Decorsi i termini al punto 5. …“L’adozione dell’atto di accertamento da parte dell’azienda sanitaria locale determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.”

Punto 7. La sospensione di cui al comma 6, e’ comunicata immediatamente all’interessato dall’Ordine professionale di appartenenza.”

Punto 8. “Ricevuta la comunicazione di cui al comma 6, il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, diverse da quelle indicate al comma 6, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio. Quando l’assegnazione a mansioni diverse non e’ possibile, per il periodo di sospensione di cui al comma 9, non e’ dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato.”

Punto 9. La sospensione di cui al comma 6 mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.”

Art. 5  Manifestazione del consenso al trattamento sanitario del vaccino anti SARS-CoV-2 per i soggetti che versino in condizioni di incapacita’ naturale.

Punto 1. All’articolo 1 -quinquies del decreto legge 18 dicembre 2020, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2021, n. 6, sono apportate le seguenti modificazioni (queste modificazioni si rifanno alla precedente Legge del 29 gennaio 2021, n. 6):

a) nella rubrica, le parole «ricoverati presso strutture sanitarie assistenziali» sono soppresse;

b) dopo il comma 2, è inserito il seguente: «2 -bis . Quando la persona in stato di incapacità naturale non è ricoverata presso strutture sanitarie assistenziali o presso analoghe strutture, comunque denominate, le funzioni di amministratore di sostegno, al solo fine della prestazione del consenso di cui al comma 1, sono svolte dal direttore sanitario della ASL di assistenza o da un suo delegato.»;

c) al comma 3, le parole «individuato ai sensi dei commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «individuato ai sensi dei commi 1, 2 e 2 -bis » e, dopo la parola «ricoverata», sono inserite le seguenti: «o della persona non ricoverata di cui al comma 2 -bis »;

d) al comma 5, le parole «presupposti di cui ai com-mi 1, 2 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «presupposti di cui ai commi 1, 2, 2 -bis e 3» e, dopo le parole «dalla direzione della struttura in cui l’interessato è ricoverato», sono aggiunte le seguenti: «o, per coloro che non siano ricoverati in strutture sanitarie assistenziali o altre strutture, dal direttore sanitario dell’ASL di assistenza»;

e) al comma 7, primo periodo, le parole «ai sensi del comma 2, a mezzo di posta elettronica certificata, presso la struttura dove la persona è ricoverata», sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi dei commi 2 e 2 -bis , a mezzo di posta elettronica certificata, presso la struttura dove la persona è ricoverata ovvero, nel caso di persona non ricoverata ai sensi del comma 2 -bis , presso l’ASL di assistenza».

Riassunto e criticità:

Il decreto legge prevede l’obbligo generalizzato di vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 per gli operatori sanitari (e non solo). L’obbligo riguardarebbe infatti gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali. Il rifiuto del lavoratore determinerebbe la sospensione, senza retribuzione, dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni a rischio di diffusione del contagio da Covid-19.
Il decreto introduce uno scudo penale che determina l’esclusione della responsabilità del personale sanitario per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose, “verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2”.
Il decreto legge estende, inoltre, all’Art. 5, le previsioni in materia di manifestazione del consenso, a mezzo del tutore, curatore o amministratore di sostegno, alla somministrazione del vaccino per i soggetti incapaci ricoverati presso strutture sanitarie assistite, anche a persone in stato di incapacità naturale non ricoverate. Nei confronti di questi soggetti fragili assume la funzione di amministratore di sostegno, al solo fine della prestazione del consenso all’inoculazione del vaccino anti-Sars- CoV-2, il direttore sanitario dell’azienda sanitaria locale di assistenza dell’interessato o un suo delegato.

Ci sono ampie zone d’ombra tuttavia nell’Art.5.

Riporto il caso di una signora di 96 anni (incapace di intendere) che vive allettata con una badante in casa sua. La figlia della signora non è amministratore di sostegno della madre e non vuole che la madre venga vaccinata perchè il vaccino è un farmaco sperimentale. La figlia della signora è stata già contattata dalla Usl per inviare gli infermieri che la vaccinino a casa e ha risposto che non vuole che la madre sia sottoposta al trattamento sanitario.

1. In caso di una persona in stato di incapacità naturale che vive a casa sua, possono obbligare? Cosa si può fare?

2. Per chi fosse ricoverato in ospedale o casa di riposo ed è in stato di incapacità naturale (mentale/fisica), è obbligatorio a subire il vaccino? Se si cosa si può fare per impedirlo?

3. Per una persona che è capace di intendere e volere che però ha amministratore di sostegno, può essere obbligato? C’è differenza se vive a casa propria o in casa di riposo o comunità?

Ho posto queste domande all’Avvocato Boris Ventura della Commissione legale che ha gentilmente ha preso in considerazione la problematica.  In un confronto anche con un l’Avvocato Alessandro Fusillo mi ha detto che nei casi in cui i soggetti fragili siano in abitazioni private si può tentare di opporsi, c’è margine di evitare la vaccinazione, ma nel caso in cui le persone siano in strutture come ospedali, comunità sanitarie o socio- sanitarie o nelle Rsa è più difficile fare una azione legale. Rimane a mio avviso la necessità di annullare o cambiare il decreto legge che è incostituzionale secondo diversi articoli della carta costituzionale come per la convenzione di Oviedo e gli avvocati ne stanno discutendo la modalità più veloce. Uno dei punti più oscuri è, a mio avviso, come si possa pretendere che una cura farmacologica che prevede il consenso informato sia applicabile ad persona con incapacità naturale, anche se la decisione viene presa dal direttore della Usl esso è coperto da uno scudo penale, quindi non è incentivato a prendere le decisioni con cautela caso per caso.

La definizione di “soggetto incapace” o psichiatrico è sempre più pericolosamente attribuita al cittadino generalmente sano, normale, che però per motivi etici, religiosi o semplicemente politici e filosofici dissente o disubbidisce alle regole. Si potrebbero citare tantissimi interventi sui giornali e tv mainstream in cui si parla del dissenso come una follia, irresponsabilità, ed addirittura un atto terroristico.

Ci troviamo di fronte ad un crepaccio o peggio a delle sabbie mobili; un governo che ha imposto per più di un anno restrizioni dure agli spostamenti e alle normali attività di aggregazione sociale, ha già ampiamente dimostrato cosa pensa del cittadino, lo ha già declassato ad individuo incapace di gestirsi in autonomia e avere un comportamento corretto in presenza di raccomandazioni. Il passo ulteriore è inquadrare giuridicamente il “dissenso” con la psichiatrizzazione e il tso obbligatorio di massa?

La preparazione di un campo con vari container per la quarantene a Firenze non fa pensare benissimo. Ma non mettiamo troppa carne al fuoco, una alla volta, ci sarà da battagliare!