La DAD non è la scuola

Cari amici,

di ciò che è accaduto alla scuola italiana da marzo 2020 ad oggi, penso ne siate tutti a conoscenza. Molti di voi hanno dei figli o dei nipoti, quindi sapete che cosa è la DAD, la Didattica a Distanza, introdotta nel nostro paese come metodo educativo di emergenza in seguito all’inizio della pandemia.

Per chi ha seguito poco, faccio un breve riassunto.

A marzo 2020 viene rinviato il rientro a scuola di due settimane dopo le vacanze del carnevale, causa pandemia. Questo rientro in realtà non avverrà mai, ma sarà procrastinato di settimana in settimana, creando illusioni, ansia, incertezza. Dopo lunghe trattative, almeno così hanno lasciato credere, si permette ai diplomandi di sostenere l’esame di maturità in presenza, ma da soli, senza amici o parenti, nemmeno fuori dall’istituto scolastico. I ragazzi che frequentano la terza media, invece, sosterranno l’esame da casa, tramite PC. In entrambi gli esami, per ovvi motivi, vengono escluse le prove scritte. Lascio immaginare la validità, la sostanza di questi esami, che tra l’altro vengono svolti dopo tre mesi e una decina di giorni di didattica a distanza, iniziata a rilento, senza che nessuno ne conoscesse la metodologia, tra i mille problemi di connessione, la mancanca di dispositivi e soprattutto la certezza della promozione, annunciata proprio dalla Azzolina, forse perché si era resa conto che stavamo mandando in guerra la maggior parte dei nostri giovani soldati in mutande, allora meglio premiarli con la medaglia al valore dopo che si fossero sacrificati.

Ma ormai l’anno scolastico 2019/2020 era andato, tutti si sperava nella fine della tragedia, nessuno osava pensare che fosse finito solo il primo atto.

Quello che poi è accaduto in estate è sfociato invece in commedia: i banchi a rotelle, si è rivelato il problema più urgente da risolvere! E via milioni di euro, quelli arrivano subito, mentre i banchi, nonostante le prese in giro sui giornali e sui social, arriveranno a scuole chiuse per la seconda ondata, a novembre. Ma torniamo indietro di un paio di mesi.

A settembre la commedia estiva regge poco.

Ritorna la sceneggiatura tragica di marzo con stessa tecnica narrativa: risalgono i contagi, aumentano i morti, i posti terapia intensiva sono a rischio, tutta colpa di quegli sciagurati che sono andati al mare, tutta colpa dei ragazzi che fanno la movida, allora richiudiamo i bar, richiudiamo i ristoranti, richiudiamo le palestre e infine le scuole, ma per evitare che qualcheduno sveglio si potesse accorgere della replica in atto, si inventano il teatrino dei tre colori, giallo, arancione e rosso, la genialata del chiuso ma aperto per asporto, tutto a suon di DPCM ormai quindicinali, o settimanali.

E si replica anche la tecnica della rana bollita di marzo 2020: non ti dicono che chiudono tutto fino a maggio o giugno, ma piuttosto che si chiude per qualche settimana a novembre per esempio, per salvare dicembre ed evitare il lockdown a Natale; ma a dicembre le scuole non riaprono, le regioni continuano il gioco dei tre colori e a Natale siamo in lockdown; e questo lockdown lo facciamo per evitare la terza ondata ed aprire a gennaio; ma a gennaio tornano i tre colori e aprono solo elementari e medie, mentre alle superiori fanno un po’ come gli pare seguendo la stessa logica illogica dei personaggi di Aspettando Godot.

Oggi 12 gennaio 2021 siamo ancora in DAD quasi tutti noi delle superiori, ormai uniti tutti da un unico pensiero, che del doman non c’è certezza, come cantava Lorenzo il Magnifico, che di certo non stava pensando alla DAD, ma alla giovinezza che sfugge via troppo rapidamente e che quindi occorre essere lieti il più possibile.

Così dalla visione esterna della DAD, le chiusure, le mascherine, le entrate differenziate e i banchi a rotelle, passiamo a ciò che sta accadendo all’interno della DAD, ovvero ciò che il mainstream non dice o che si limita ad alitare con un soffio di voce: si sta attentando alla salute psicofisica delle nuove generazioni dei millennials, i nativi digitali, i nostri figli sostanzialmente. E quello che è stato fatto passare per emergenza, la DAD appunto, a qualche osservatore più attento tra noi insegnanti, noi che la scuola la viviamo da anni, risulta essere invece la punta dell’iceberg, sotto di essa, sotto il mare gelido, c’è il tentativo malato di creare una generazione di dipendenti da internet, la nuova droga del millennio, la nuova manipolazione di massa, che non viene subita, ma accolta a braccia aperte per uno scopo nobile, ovvero salvare gli anziani e le persone fragili, che in questo momento stanno morendo lo stesso, a 500 al giorno, soli negli ospedali, soli nelle RSA, soli nelle loro case. Ora a rischio di sembrare cinica, e non lo sono, cerco solo di analizzare, io mi chiedo ma in quale epoca storica si sono salvati gli anziani e lasciati morire i giovani? Prima le donne e bambini, si era soliti dire, persino nel naufragio del Titanic. E qualcuno potrebbe obiettare e vabbeh, le donne hanno voluto la parità, si arrangiassero, ma i bambini? I ragazzi? Gli innocenti? Che colpa hanno loro? Inoltre io vi chiedo ma è necessario scegliere? Ma non esiste la natura, unica sovrana del pianeta terra, che sceglie per noi?

La pantomima dell’opposizione è una delle strategie di guerra: o io o tu, o vivo o morto, o eroe o disertore, o fascista o partigiano, o comunista o democristiano, o negazionista o covidiota, o provax o novax, o sostenitore del governo o complottista e così via. Anche nella scuola è avvenuto questo: ci siamo divisi tra chi vorrebbe tornare e chi no, ma invece di analizzare bene le motivazioni di entrambe le parti, anche qui è stata inserita la strategia dell’opposizione: se vuoi tornare sei un complottista o negazionista e non meriti le cure se ti ammali, se non vuoi tornare allora hai a cuore i nonnetti di cui sopra che proprio ieri, notizia fresca, si stanno ammalando nelle RSA dopo la somministrazione del vaccino, come questo sia possibile non si sa. Che anche i nonnetti organizzino la movida tra i reparti candidi, a suon di musica trap e birrozze? Chi lo sa!

Intanto i nostri studenti stanno appassendo. Noi insegnanti ce ne accorgiamo e chi non se ne accorge non è un insegnante, ma un burocrate. Inostri studenti ce lo dicono e se non ce lo dicono ce lo fanno capire. Noi docenti umanisti siamo la resistenza, ma siamo davvero pochi. Stamane un mio studente, uno dei più bravi, aveva difficoltà con il microfono. Strano. Ho detto dai non ti preoccupare, e all’improvviso si è sentito il pianto di un neonato. Mi sono ricordata che poco prima di Natale è arrivata la sorellina. Allora ho sorriso, ho capito, ma lui ha insistito, l’esercizio lo voleva fare e mi ha spiegato che non sapeva perché, ma la madre gli aveva imposto di tenersi la sorellina in braccio. Gli ho risposto di cullarla un po’, di darle il ciuccio se lo prendeva e se poi proprio non riusciva, non importa, lo avrei interrogato un’altra volta.

Questi sono i nostri fanciulli:

ragazzi che a casa badano i fratelli più piccoli

ragazzi che non hanno la loro cameretta

ragazzi che sono fragili e non riescono a seguire dietro uno schermo

ragazzi la cui connessione va e viene

ragazzi che sono soli tutto il giorno

ragzzi che non escono di casa da settimane

ragazzi che non fanno più sport

ragazzi che magari hanno anche il più costoso Ipad, la cameretta più bella del mondo, il giardino e la seconda casa, ma che sono soli comunque e la depressione prende forse proprio quelli che erano abituati ad avere tutto.

Nessuno di loro può reggere da solo questo bombardamento mediatico. I bombardamenti delle due guerre mondiali iniziavano, poi finivano e se ti ferivi, potevi guarire. Ma le ferite dell’anima dove le guariranno questi ragazzi i cui genitori per primi sono feriti, che per primi vivono nell’angoscia e nella paura?

Cosa stiamo insegnando a questi ragazzi, alle nuove generazioni?

Che il mondo si salva stando a casa, sul divano, possibilmente su Internet 24 ore al giorno? Se fosse così, oggi in Europa parleremmo quasi tutti tedesco. Se fosse così gli afroamericani porterebbero ancora le catene alle caviglie.

L’unica cosa vera e certa è che siamo in guerra, una nuova tipologia di guerra e il nemico non è fuori il nostro territorio, ma entra ogni giorno nelle nostre case, siamo tutti Winston Smith, il protagonista dell’ormai supercitato ”1984” che lo vogliamo o no, ma gli anni 40 sono finiti per fortuna, l’analfabetismo è minimo, c’è l’obbligo scolastico, l’informazione si può trovare ovunque, i libri non sono ancora stati bruciati! Tuttavia a nulla serve leggere e studiare se non si ha capacità di ragionamento, di logica, di spirito critico. E dove si insegnano queste discipline? A scuola. Ecco perché la scuola non deve restare chiusa o aprire a singhiozzo. Per quale motivo ti offrono film e serie tv a fiumi per pochi euro al mese: forse perché così non avrai più bisogno di andare al cinema; per quale motivo ti offrono i messaggi gratis con whatsapp o simili applicazioni: forse perchè così non avrai più bisogno di incontrare amici o parenti. Per quale motivo puoi vederti le partite di calcio impazzendo tra Sky, Dazn e ora Amazon, forse perchè così non avrai più bisogno di andare allo stadio. E immagino ora inventeranno anche qualcosa per i concerti come in Cina dove è già partita la follia del concerto in streaming comodamente a casa!

E forse questa DAD come scuola della nuova normalità, non ci farà arrivare alla conclusione che non c’è più bisogno di andare a scuola?

Si stanno ovviamente educando le nuove generazioni all’uso spasmodico, patologico dei device. Per noi che abbiamo vissuto gli anni dei megaconcerti dal vivo, del teatro dei grandi attori, del calcio di Maradona e Italia ’90, questo è un incubo! Ma per le nuove generazioni sarà la nuova normalità, la loro normalità. Un bambino delle elementari di adesso troverà normale fare tutto attraverso un device, come indossare la mascherina. Probabilmente crescerà con il terrore di avere dei contatti umani, allora preferirà un bel lavoro in smart working, isolati, solo, senza emozioni. In sostanza quello che fanno oggi i tanto apprezzati streamer o you tuber, 6, 7 ore al giorno davanti a un PC, con microfono e attrezzature tecnologiche avanzate, in una stanza minuscola e buia.

Ora posso essere sembrata catastrofica nei confronti del futuro, ma il futuro cambia solo se cambiamo il presente e se questo presente è un incubo e noi non facciamo nulla, non vedo come il futuro possa migliorare.

E’ necessario che ci sia la consapevolezza che tutto questo incubo è partito per salvare i più fragili e che qualcuno ha deciso che i più fragili erano soltanto gli anziani e le persone malate, sacrificando tutto il resto, in particolare le nuove generazioni e la beffa finale è che non abbiamo salvato nessun nonnetto. Infatti in questa seconda ondata abbiamo avuto più decessi che nella prima. Allora chi è il nemico? Che guerra stiamo combattendo? Chi sono i veri martiri? Chi sono i veri alleati?

Concludo con una speranza: che al più presto i nodi vengano al pettine, che le nuove generazioni reagiscano, che reagiamo anche noi adulti con raziocinio e lungimiranza in nome di quella umanità che nei momenti più truci e oscuri della nostra storia, è riuscita a venirne fuori più forte, più sana, più felice.

Emilia Capasso

(Webinar Oltre la reazione. Una nuova visione della scuola pubblica. 12 gennaio 2021)